Incredibile: Ranucci smentisce la sua stessa (ex) redazione

Ci hanno sempre insegnato, soprattutto a noi che abbiamo un'abilitazione professionale vera e propria esattamente come quella di Sigfrido Ranucci, che il giornalismo (almeno quello "con la schiena dritta") deve essere ossessionato da una cosa, prima di ogni altra: i fatti.
Deve raccontarli, così come sono. Non manipolarli, ometterli o addirittura negarli anche quando sono evidenti. E di fatti, incontrovertibil, nella vicenda ranucciana, ce ne sono tantissimi e non raccontano nulla di edificante per chi vuole avere lo scettro esclusivo da moralizzatori puro ed infallibile.
Alcuni li ha ben esposti, con le stesse domande scomode che Report ha sempre provato a fare, proprio una storica inviata della trasmissione come Giovanna Boursier (di certo non in quota Angelucci/Meloni, meglio precisarlo a taluni vergini neuronali). Di seguito l'estratto, eloquente, che pone quesiti sacrosanti anche alla stessa redazione.

LA "SMENTITA" DELLA REDAZIONE
Dopo il rigetto del ricorso presentato dal collega, infatti, la sua (ex) redazione si è precipitata a "smentire" le interpretazioni nate intorno all'ordinanza della giudice Donatella Casari.
Casari, però, non ha mai scritto che i colleghi dell'ex direttore lo avessero sfiduciato, chiedendone la rimozione. Ha argomentato cose ben diverse, per altro non inventando ma basandosi sulle proposte avanzate dalla redazione stessa, con in testa Giorgio Mottola (poi oggetto di feroci critiche da Ranucci stesso che, vestito da "Capezzone", ha ricordato che il collega è costato a Report 300.000 euro in un solo anno).
Ed eccoci ai fatti, appunto: è un fatto che la redazione abbia proposto al proprio "capo supremo" una riorganizzazione, con 3 in conduzione al posto del solista. Un altro fatto è che lui abbia rifiutato con sdegno. Negarlo, espone solo al ridicolo chi lo fa.
Che il clima fosse (comprensibilmente) teso era ed è evidente. Provare a raccontare il contrario, offende l'intelligenza di chi Report lo segue e stima. La redazione, ad ulteriore conferma di non voler rimuovere Ranucci ma di non volerlo neppure più alla conduzione esclusiva, aveva minacciato licenziamenti di massa solo fin quando non è stata accontentata sul duo che avrebbe co-condotto la tramissione.
Nessuno, tra gli ex coordinati da Ranucci, ha mai detto:"Senza di lui, ci dimettiamo". Il messaggio è stato ben diverso:"Vogliamo uno di noi alla nuova co-conduzione". Il concetto è di fatto ribadito in questo stralcio dell'ultimo comunicato.

Chiaro, dunque, al di là delle dichiarazioni di facciata, che il clima a Report fosse tutt'altro che sereno e con fate ed unicorni tra i corridoi. La prova definitiva? L'ANSA fatta uscire dallo stesso Ranucci, subito dopo il comunicato della sua ex redazione. Del resto, mi si conceda una provocazione: molto grave, per una redazione che vuole (giustamente) continuare a chiedere conto ai potenti anche delle loro frequentazioni, far finta di nulla su quelle assolutamente fuori luogo del proprio direttore.
Molto grave, da parte di chi vuole avere una levatura morale superiore, come ha giustamente sottolineato Boursier, nicchiare sulle penose liason con fonti e stagiste descritte con tanto autocompiacimento dal "direttorissimo" nella sua autobiografia.
La doppia morale non può essere la condotta di chi la morale vuole custodirla e proteggerla, no?
RANUCCI CHE SMENTISCE LA SMENTITA
Nella parte riservata agli iscritti trattiamo la clamorosa (involontaria?) smentita di Ranucci al comunicato della sua stessa (ex) redazione.


